Quante volte abbiamo sentito la frase: “Ma dai, Google è così comodo da usare, perché complicarsi la vita?” oppure “Instagram funziona benissimo, che male c’è?”. È una domanda legittima, che merita una risposta onesta e concreta.
Perché vale la pena abbandonare le piattaforme delle multinazionali tecnologiche per servizi alternativi che, almeno all’inizio, possono sembrare meno immediati o popolati? La verità è che dietro la comodità di questi servizi si nascondono meccanismi che stanno trasformando il nostro rapporto con la tecnologia, con l’informazione e con gli altri in modi che spesso non percepiamo.
Lasciamo le Big Tech per costruire il Fediverso
Le piattaforme digitali che dominano oggi la comunicazione online non sono strumenti neutrali, sono infrastrutture di potere costruite per estrarre dati, modellare il consenso, concentrare ricchezza e condizionare le elezioni.
I feed tossici, la pubblicità basata sulla sorveglianza e i monopoli globali non sono “effetti collaterali”, sono il cuore del modello di business delle Big Tech.
Il problema non è solo la privacy
Iniziamo da quello che sappiamo tutti ma che spesso sottovalutiamo: i nostri dati sono diventati una merce. Ogni like, ogni ricerca, ogni messaggio viene registrato, analizzato e venduto. Ma il problema va oltre la raccolta dati, le piattaforme delle Big Tech sono progettate per tenerci incollati agli schermi il più a lungo possibile, gli algoritmi non ci mostrano quello che vogliamo vedere, ma quello che ci farà restare collegati con contenuti che ci fanno arrabbiare, che ci spaventano e che ci eccitano. Il risultato? Siamo costantemente bombardati da informazioni progettate per manipolare le nostre emozioni.
C’è poi la questione dipendenza tecnologica: quando tutti i nostri contatti, le nostre foto, i nostri ricordi sono rinchiusi in un ecosistema proprietario diventa difficile andarsene. Avere quasi tutti i vicini, colleghi e amici nello stesso social rende quasi impossibile uscirne.
In Europa esiste da anni un tentativo concreto di arginare questo potere attraverso leggi che difendono la privacy, i diritti digitali e la sicurezza delle persone. Ma queste conquiste sono fragili, le pressioni economiche e geopolitiche spingono costantemente verso l’utilizzo delle soluzioni delle Big Tech che dominano il mercato. Il risultato è meno diritti per le persone e più potere per pochi colossi privati. Affidare la comunicazione pubblica, l’informazione e le relazioni sociali a piattaforme monopolistiche significa accettare che un pugno di aziende abbia in mano tutti i nostri dati e decida cosa vediamo e cosa possiamo fare.
Il Fediverso nasce come risposta a tutto questo.
Non è solo un insieme di piattaforme alternative ma un cambio di paradigma: reti federate invece di silos centralizzati, software open source invece di codice proprietario, comunità e regole condivise invece di algoritmi imposti dall’alto. Qui nessun attore unico può dettare legge, controllare le persone o zittire intere comunità. Abbandonare le Big Tech non è un gesto simbolico: è un atto politico. Scegliere alternative libere e federate significa sottrarre potere ai monopoli, sostenere un ecosistema più giusto e costruire uno spazio digitale compatibile con i valori democratici, la sostenibilità e la sovranità.
Questa guida serve quindi a fornire strumenti, conoscenze e percorsi concreti per uscire dai recinti delle Big Tech e iniziare a vivere i social in modo libero e consapevole.
Scopri il fediverso: una nuova era per i social network
Stanco dei soliti social network e della costante ingerenza dei giganti della tecnologia? La regista Elena Rossini ti apre le porte del Fediverso, un universo digitale dove la tua privacy è rispettata e il potere torna finalmente nelle mani degli utenti.
L’influenza algoritmica sui discorsi pubblici
Gli algoritmi che alimentano i feed dei social network non sono semplici funzioni di ordinamento, ma sistemi di apprendimento automatico progettati per massimizzare l’engagement – cioè la quantità di tempo che gli utenti trascorrono sulla piattaforma e il numero di azioni (like, commenti, condivisioni) che compiono. Per raggiungere questo obiettivo, i modelli analizzano una mole immensa di dati comportamentali: cronologia di navigazione, interazioni precedenti, tempo di permanenza su singoli contenuti, tipologia di dispositivi utilizzati e persino dati di localizzazione. Queste variabili vengono combinate in “punteggi” di rilevanza che determinano quale contenuto viene mostrato in cima al feed. Il risultato è una curvatura della realtà in cui le informazioni più sensazionali, emotivamente cariche o polarizzanti hanno una probabilità significativamente più alta di emergere rispetto a contenuti più equilibrati o di approfondimento.
Questa dinamica crea quello che gli studiosi chiamano “filter bubbles” o “bolle informative”: gli utenti sono costantemente esposti a narrazioni che confermano le loro convinzioni preesistenti, mentre le opinioni discordanti vengono filtrate o relegati a posizioni poco visibili. La conseguenza è una progressiva frammentazione del discorso pubblico, dove il dialogo critico è sostituito da un eco‑chamber effect, una camera dell’eco. In questo contesto, le manipolazioni politiche trovano terreno fertile. Attraverso la micro-targhetizzazione, le campagne elettorali e gli attori di interesse possono costruire profili psicografici estremamente dettagliati (spesso basati su dati raccolti da terze parti) e indirizzare messaggi personalizzati a segmenti specifici della popolazione. Questi messaggi, ottimizzati per suscitare emozioni forti (paura, rabbia, speranza), sono veicolati proprio dagli algoritmi che privilegiano contenuti ad alto potenziale di reazione. Il risultato è una capacità di influenzare l’opinione pubblica con una precisione che supera di gran lunga le tradizionali forme di propaganda di massa, rendendo difficile per gli elettori distinguere tra informazione autentica e manipolazione orchestrata.
Il documentario The Great Hack – Privacy Violata sullo scandalo Cambridge Analitica
Parallelamente, la struttura di ricompensa degli algoritmi – notifiche, like, suggerimenti personalizzati – sfrutta i circuiti di dopamina del cervello, trasformando l’uso dei social in una forma di dipendenza comportamentale. Gli utenti, spinti da gratificazioni intermittenti, tendono a controllare compulsivamente le proprie piattaforme, sacrificando tempo, concentrazione e benessere psicologico. Questa combinazione di persuasione algoritmica e dipendenza crea un circolo vizioso: più tempo trascorso online genera più dati, che a loro volta alimentano algoritmi ancora più efficaci nel catturare l’attenzione. Il risultato è una diminuzione della capacità critica, una maggiore vulnerabilità alle narrazioni manipolative e un impatto tangibile sulla democrazia e sulla salute mentale collettiva. Per mitigare questi effetti è necessario un approccio multilaterale che includa trasparenza algoritmica, regolamentazioni sulla micro‑targeting politico e strumenti di alfabetizzazione digitale capaci di restituire agli utenti il controllo sui propri flussi informativi.
Il documentario The Social Dilemma
Dipendenza cognitiva e impatti sulla salute mentale
Il meccanismo di ricompensa alla base degli algoritmi è strettamente legato ai circuiti dopaminergici del cervello umano. Le notifiche, le etichette per indicare “nuovi contenuti”, i conteggi di like e le raccomandazioni di contenuti “simili a quelli che ti piacciono” generano piccole dosi di gratificazione intermittente, un modello psicologico noto per favorire comportamenti compulsivi. Quando un utente riceve una notifica, il cervello anticipa una ricompensa, rilasciando dopamina; se la ricompensa arriva (un nuovo commento, un like, un video interessante), il circuito di rinforzo si consolida, aumentando la probabilità che l’utente ritorni sulla piattaforma. Questo ciclo di anticipazione‑ricompensa‑rinforzo è alla base di quello che molti ricercatori definiscono “dipendenza da social media”.
Le conseguenze di questa dipendenza si manifestano su più livelli. A livello individuale, gli utenti sperimentano una riduzione della capacità di concentrazione, un aumento dell’ansia da “FOMO” (fear of missing out, paura di essere lasciati fuori da qualcosa) e una tendenza a confrontare costantemente la propria vita con le versioni curate dei profili altrui, con effetti negativi sull’autostima e sul benessere emotivo. A livello collettivo, la costante ricerca di novità e stimoli porta a un consumo rapido e superficiale delle informazioni, indebolendo la capacità di analisi critica e di riflessione approfondita. Inoltre, la saturazione di contenuti emotivamente intensi crea una “fatica informativa” che spinge gli utenti a delegare il filtro delle notizie agli stessi algoritmi, rinunciando così al ruolo di giudice autonomo.
Le nostre istanze: l’alternativa concreta
Ecco perché abbiamo costruito una rete di oltre 15 piattaforme federate che oggi serve oltre 15.000 persone attive mensili. Non sono copie delle piattaforme commerciali, sono qualcosa di diverso e migliore.

Mastodon
Invece di un algoritmo che decide cosa vedere, su Mastodon sei tu a controllare la tua timeline. Segui chi ti interessa, leggi quello che ti interessa, senza pubblicità che ti interrompe ogni tre post. La moderazione è fatta da persone reali della comunità, non da IA che applicano regole incomprensibili.
Applicazioni per Mastodon

Pixelfed
Condividi foto e video in un ambiente pulito, senza algoritmi che decidono chi deve vedere i tuoi contenuti. Niente pubblicità tra le foto dei tuoi amici, niente profilazione per vendere i tuoi dati. Solo condivisione autentica di momenti e creatività.
Applicazioni per Pixelfed

PeerTube
Una piattaforma video decentralizzata dove i creatori mantengono il controllo sui propri contenuti. Niente demonetizzazioni misteriose, niente rimozioni automatiche, niente algoritmi che premiano solo chi fa più visualizzazioni.
Applicazioni per PeerTube

Lemmy
L’alternativa a Reddit dove le comunità decidono le proprie regole senza interferenze. Upvote, downvote e discussioni autentiche, federate con il resto del Fediverso per non restare isolati.
Applicazioni per Lemmy

Fedimercatino
L’alternativa libera e italiana a eBay e Subito basata sui principi di decentralizzazione. Niente profilazione pubblicitaria, niente commissioni, niente algoritmi che spingono a comprare cose di cui non hai bisogno.
Mobilizon
Mobilizon è una piattaforma open source e federata che consente di creare e gestire una comunità online senza dipendere da grandi aziende centralizzate. È pensata per organizzare eventi, gruppi e condividere contenuti in modo trasparente, sicuro e rispettoso della privacy.
Friendica
Un’alternativa a Facebook che permette di gestire contatti, gruppi, eventi e condivisioni in un ambiente completamente decentralizzato.

BookWyrm
Condividi le tue letture, scopri nuovi libri e partecipa a discussioni letterarie senza raccomandazioni falsate da accordi commerciali. I consigli vengono dalla comunità reale, non da algoritmi che spingono certi editori.
Writefreely
WriteFreely è una piattaforma di blogging federata che consente di creare e condividere contenuti testuali in modo decentralizzato, mantenendo il controllo totale sui propri dati.
Castopod
Castopod offre un hosting podcast open source e federato, permettendoti di condividere i tuoi audio senza dipendere da servizi centralizzati.
Funkwhale
Con Funkwhale puoi creare collezioni audio e condividerle su ActivityPub, garantendo privacy e indipendenza da servizi centralizzati.
NodeBB
Un’alternativa libera ai gruppi Facebook organizzata per luoghi reali e comunità locali. Basata su NodeBB, permette di discutere pubblicamente mantenendo lo stile dei “vecchi forum” ma federata con tutto il Fediverso. Un posto dove riunirsi e chiacchierare senza essere il prodotto di qualche multinazionale.
Wanderer
Wanderer è una piattaforma federata di tracciamento e condivisione di percorsi outdoor che permette di caricare, esplorare e interagire con sentieri in modo decentralizzato, mantenendo il pieno controllo sui propri dati.
Forgejo
Forgejo è una piattaforma federata di hosting e collaborazione su codice sorgente che permette di gestire repository, issue e pull request, offrendo un’alternativa libera a GitHub con il pieno controllo sulla propria infrastruttura e sui propri progetti.
Owncast
Owncast è la piattaforma di live streaming per chi vuole davvero essere libero. È un progetto open-source che ti consente di trasmettere video in diretta da un tuo canale seguibile da tutto il Fediverso, senza dipendere da servizi centralizzati come YouTube Live, Twitch o Facebook Live.
Perché scegliere le alternative
- La tua timeline appartiene a te, niente algoritmi che decidono cosa vedere. Niente contenuti sponsorizzati che si mescolano ai post degli amici. Niente influencer spinti artificialmente nelle tue notifiche. Vedi quello che hai scelto di vedere.
- Zero pubblicità, zero tracciamento, le nostre piattaforme non si finanziano vendendo i tuoi dati agli inserzionisti, quindi non hanno bisogno di raccoglierli. Vivono di donazioni e del lavoro volontario della comunità.
- I tuoi dati restano tuoi, puoi scaricare tutto quello che hai pubblicato. Puoi migrare da un’istanza all’altra senza perdere contatti o contenuti. Se un giorno deciderai di andartene, non perderai anni di ricordi e connessioni.
- Moderazione umana e trasparente, le regole sono scritte chiaramente e applicate da persone della comunità che puoi contattare direttamente. Niente sospensioni misteriose o shadow ban incomprensibili.
- Tecnologia sostenibile, i nostri server consumano molto meno energia delle mega-infrastrutture delle Big Tech. Inoltre, progetti come Ufficio Zero danno nuova vita a hardware che altrimenti finirebbe in discarica.
“Ma ci sono meno persone…”
È vero, almeno per ora. Ma ogni grande cambiamento inizia da piccoli gruppi di persone che decidono di fare diversamente. Il Fediverso sta crescendo rapidamente: Mastodon ha superato i 15 milioni di utenti, Pixelfed compete seriamente con Instagram, PeerTube offre alternative concrete a YouTube.
E poi, preferiresti essere in 1000 in una piazza dove puoi parlare liberamente, o in 100.000 in un centro commerciale dove ogni tua parola viene registrata e venduta?
Come iniziare
Il passaggio non deve essere traumatico. Puoi iniziare affiancando le piattaforme alternative a quelle che già usi, per poi migrare gradualmente quando ti senti pronto.
- Crea un account su Mastodon per il social networking
- Prova Fedimercatino per comprare e vendere senza essere profilato
- Esplora Citiverse per contenuti della tua zona
- Iscriviti a PeerTube o Pixelfed per condividere video e immagini reali
- Scarica Ufficio Zero se vuoi provare un sistema operativo per desktop completamente libero
- Unisciti alla nostra community su Matrix o Telegram per ricevere supporto
Il futuro che vogliamo costruire
Non stiamo combattendo contro la tecnologia, stiamo lottando per una tecnologia migliore. Una tecnologia che serve le persone invece di sfruttarle. Che connette le comunità invece di dividerle. Che preserva la privacy invece di violarla.
Ogni persona che passa a servizi liberi e decentralizzati contribuisce a costruire questo futuro. Non abbiamo la pretesa di cambiare il mondo dall’oggi al domani, ma crediamo fermamente che l’alternativa esista e funzioni.

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